“Non chiedetelo a Jack”

– prima parte –
 

Nessuno sapeva da dove fosse arrivato il giocattolo,a quale bisnonno o a quale lontana prozia fosse appartenuto prima di finire nella camera dei bambini.

Era una scatola con delle incisioni, dipinta d’oro e di rosso. Senza alcun dubbio era attraente e –così pensavano gli adulti- di valore. Forse era persino un oggetto antico.

Sfortunatamente la serratura era bloccata dalla ruggine e la chiave era andata perduta, per cui non si poteva far saltare fuori Jack dalla sua scatola. Ciononostante, restava una scatola notevole.

I bambini non ci giocavano. Giaceva sul fondo dell’enorme vecchio baule dei giochi, che aveva le stesse dimensioni e la stessa età di una cassa del tesoro dei pirati, o almeno così pensavano i bambini.

La scatola a sorpresa di Jack era sopolta sotto bambole, trenini, pagliacci, stelle di carta e vecchi trucchi di magia, marionette storpie con i fili irrimediabilmente aggrovigliati, costumi per travestirsi e finti gioielli, cerchi e trottole e cavallucci di legno rotti. Sotto tutta quella roba, c’era la scatola di Jack.

I bambini non ci giocavano. Sussuravano tra loro, soli nella loro cameretta in soffitta. Nelle giornate grigie, quando il vento ululava intorno alla casa e la pioggia batteva sulle tegole e picchiettava sui cornicioni, si raccontavano a vicenda delle storie su Jack, anche se non lo avevano mai visto. C’era chi vedeva Jack come uno stregone malvagio, imprigionato nella scatola per essere punito di crimini troppo terribili per essere descritti; chi –sono certo che si trattasse di una delle bambine- affermava che quella scatola era il vado di Pandora, e che jack vi era stato messo a far da custode per impedire che le cose cattive che c’erano dentro uscissero fuori un’altra volta. La scatola non la toccavano nemmeno; solo quando un adulto faceva un commento sull’assenza di quella vecchia cara scatola di Jack –succedeva di tanto in tanto- e la recuperava dalla cassa per piazzarla in un posto d’onore sulla mensola del caminetto, allora i bambini prendevano il coraggio a due mani e in gran segreto, quando gli adulti non guardavano, la nascondevano ancora una volta nell’oscurità.

I bambini non giocavano con la scatola di Jack. E quando furono cresciuti e se ne andarono dalla grande casa, la cameretta in soffitta venne chiusa e quasi dimenticata.

Quasi, ma non del tutto. Perché ciascuno dei bambini ricordava di aver camminato da solo alla luce azzurra della luna, a piedi nudi, fino alla cameretta. Una cosa quasi da sonnambuli, con i piedi che non facevano alcun rumore sul legno delle scale, sul tappeto logoro della cameretta. Ricordavano di aver aperto la cassa del tesoro, di aver frugato tra le bambole e i vestiti e di aver estratto la scatola.

E poi, quando il gangio era stato toccato, il coperchio si apriva, lento come un tramonto; la musica cominciava a suonare e Jack veniva fuori. Non di botto, con un sobbalzo: non era un Jack a molla. Con cautela e attenzione, si alzava dalla scatola, faceva cenno al bambino di avvicinarsi e sorrideva.

 

—- fine prima parte —-
 continua….    o forse no!
                                                                                   
 
                                                                          di Neil
Annunci

Informazioni su arsenico13

Some random guy.
Questa voce è stata pubblicata in Libri. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...